«Meglio il parquet o il gres effetto legno?» È la prima domanda. E non decide niente. Perché la risposta cambia quattro volte dentro la stessa casa: nel bagno cieco, davanti al lavello della cucina, sopra le serpentine del riscaldamento a pavimento e nella camera dove cammini scalzo a novembre.
In questa guida troverai il confronto criterio per criterio, ma con il vincitore che cambia insieme alla condizione: una scorecard a otto righe con la voce che ribalta ogni verdetto, i numeri della resa termica sul radiante, i costi separati fra fornitura e posa dal Prezzario Regione Toscana 2026, e il conto delle lamature.
Al termine saprai quale dei due mettere in ogni stanza — e scoprirai che l’unico criterio su cui il parquet vince davvero ha un numero finito attaccato, che si legge sulla scheda del prodotto prima di firmare l’ordine.
Con un cane in casa, in cucina e in un bagno cieco vince il gres
Vince il gres, e il margine è largo. Il motivo non è la durezza in astratto: è che il gres porcellanato appartiene al gruppo BIa della UNI EN 14411, cioè assorbe meno dello 0,5% d’acqua. Un materiale che non assorbe non si gonfia, non si macchia in profondità e non si stacca quando la ciotola del cane trabocca.
Sull’usura il parametro giusto dipende dal prodotto. Le classi PEIdella UNI EN ISO 10545-7 misurano l’usura estetica dello smalto per step: 150 cicli la PEI I, 600 la PEI II, da 750 a 1.500 la PEI III. Per un residenziale completo si parte da PEI III, perché la PEI II esclude esplicitamente ingressi e cucine.
Ma il PEI vale solo per le smaltate. Un gres a tutta massa non ne ha uno, e chi te ne dichiara uno sta usando il parametro sbagliato: per il non smaltato il dato è l’abrasione profonda della UNI EN ISO 10545-6, in millimetri cubi asportati.
Sullo scivolamento la confusione vale un bagno intero. La DIN 51130 assegna le classi R9-R13 con un operatore calzato su superficie cosparsa di olio motore: la destinazione tipica della R10 sono bagni e cucine domestiche, quella della R11 le aree di lavoro con acqua e gli esterni. Sono indicazioni d’uso corrente, non un’equivalenza automatica: la classe si sceglie sulla destinazione reale e su quanto il produttore dichiara in scheda. La DIN 51097 assegna le classi A, B, C con un operatore a piedi nudi su acqua e sapone, e la B è quella delle docce.
Le due scale non sono convertibili, perché il contaminante è diverso. Un R11 non garantisce nulla a piedi nudi in doccia. Se sulla scheda del tuo piatto doccia c’è solo la R, ti manca il dato.
In bagno, lavanderia e cucina il gres offre in genere una gestione più semplice dell’acqua e delle macchie, e il parquet parte svantaggiato. Non è però una porta chiusa: si può usare con prodotti, posa e finiture dichiarati idonei dal produttore, accettando una manutenzione più attenta. Ma il gres ha un difetto che nessun rivenditore mette in prima riga: le fughe non si possono togliere. La UNI 11493-1 è esplicita — «la posa a giunto unito non è in nessun caso ammessa» — e il minimo assoluto è 2 mm, solo su rettificate in interno e su supporto stabile. Chi promette la fuga zero sta promettendo di far combaciare pezzi che la norma consente leggermente storti.
Ecco perché una classifica generale non serve: serve una tabella che cambia vincitore riga per riga, a seconda di chi sei.
| LA CONDIZIONE CHE HAI IN CASA | CHI VINCE | COSA RIBALTA IL VERDETTO |
|---|---|---|
| Cane o gatto con unghie non limate | Gres (PEI III o abrasione profonda) | Un parquet oliato e spazzolato nasconde i graffi e si ritocca a zona; uno verniciato lucido li mostra tutti |
| Bagno cieco o lavanderia | Gres (BIa ≤ 0,5%) | Il parquet resta possibile solo con sistemi dichiarati idonei; serve comunque la classe giusta: B della DIN 51097 dove si sta scalzi, non la sola R |
| Cucina con isola e lavastoviglie | Gres (PEI III minimo) | Il parquet regge con posa incollata e una manutenzione costante nel tempo, che è la condizione più difficile da rispettare |
| Riscaldamento a pavimento | Gres (λ 1,3 contro 0,16 W/mK) | Il parquet è ammesso se prefinito 10-14 mm, incollato, di essenza stabile e verificato a delaminazione |
| Piano terra o seminterrato con storia di umidità | Gres (tollera 4,0 CM% di umidità residua) | Il parquet ne pretende 2,0: il doppio della severità, cioè settimane in più di attesa o un pavimento che si imbarca |
| Camera da letto, si cammina scalzi | Parquet(bassa conducibilità, caldo al tatto) | Un gres su riscaldamento a pavimento acceso arriva a 29 °C in superficie e annulla il vantaggio |
| Open space grande, si vuole continuità | Gres in grande formato | Sopra i 600 mm di lato la planarità richiesta scende a 1,5 mm su 2 m, e la colla non compensa più: il fondo va rifatto |
| Orizzonte dieci-vent’anni, si vuole poter rimediare | Parquet, ma per un numero finito di volte | Il gres pareggia solo se hai conservato la scorta dello stesso lotto — e quasi nessuno la conserva |
Due righe vanno lette insieme ad altro: il pavimento della cucina si decide insieme agli attacchi, cioè alle quote dello zoccolo e allo scarico della lavastoviglie, e quali rivestimenti stanno accanto al gres nel bagno si guarda prima di fissare il formato del pavimento.
Sopra il riscaldamento a pavimento vince ancora il gres, e la distanza si misura in m²K/W
Vince il gres, e la distanza è di un ordine di grandezza. La conducibilità termica del gres porcellanato è 1,3 W/mK, quella di un parquet stratificato incollato 0,16 W/mK: otto volte meno. Il legno, sopra un impianto radiante, si comporta esattamente per quello che è — un isolante.
Il numero che decide non è però il λ: è la resistenza termica del pacchetto, rivestimento più strato di allettamento, che la UNI EN 1264-2 tiene entro 0,15 m²K/W: sopra quel valore l’impianto esce dal campo di applicazione della norma. Non è però un verdetto di conformità che decide da solo — ricerca recente ne discute la validità universale, perché clima e caratteristiche costruttive pesano — ma resta il riferimento progettuale e contrattuale. La verifica va fatta sul pacchetto completo, insieme al progetto del sistema radiante e alle schede del rivestimento e dell’adesivo.
Il conto si fa in due righe. Un gres da 10 mm vale circa 0,008 m²K/W, il 5% del budget disponibile; un prefinito da 14 mm vale circa 0,088, quasi il 60%. Con il gres restano 0,14 m²K/W per colla e imprevisti; con il parquet ne restano 0,06, e li mangia il primo strato che aggiungi.
Non significa che il legno sia vietato. Significa che sul radiante il parquet ha quattro condizioni, e vanno rispettate tutte e quattro.
- Spessore contenuto: in pratica 10-14 mm di prefinito. Il massello resta di fatto fuori dal bilancio della resistenza termica, non per divieto ma per aritmetica. I 22 mm che si leggono in giro sono un limite teorico ricavato dal calcolo, non una prescrizione da capitolato. La strada sicura è una sola: scegliere un sistema dichiarato compatibile con il radiante dal produttore, verificando resistenza termica, stabilità dimensionale e tipo di posa.
- Posa incollata a tutta superficie: il flottante interpone un’intercapedine d’aria che è isolante per definizione e fa saltare il bilancio della resistenza. Sul raffrescamento a pavimento l’incollata è quasi obbligata, perché su una superficie fredda in intercapedine la condensa trova dove formarsi.
- Essenza stabile: rovere, iroko, doussié, merbau, teak hanno un basso coefficiente di ritiro e rigonfiamento. Faggio e acero sono sconsigliati: sono legni nervosi e si muovono con l’umidità dell’aria, che sul radiante oscilla di più.
- Verifica di delaminazione: dal 2023 la UNI EN 13489 rende obbligatoria, per i multistrato destinati al riscaldamento a pavimento, la prova di adesione fra strato nobile e supporto secondo la EN 17456:2021, con distacco ammesso entro l’1%. È una riga della scheda tecnica, e sul radiante è quella che conta più dell’essenza.
Ci sono poi i limiti di esercizio, che valgono per entrambi ma stringono il legno. La UNI EN 1264-2 fissa 29 °C di temperatura superficiale nelle zone occupate, 33 °C nei bagni e 35 °C nella fascia perimetrale. I 29 °C sono il limite del sistema radiante secondo la norma. Sul legno vale in più l’indicazione del produttore del parquet, che di regola chiede ambiente a 22-24 °C e umidità relativa fra il 45 e il 60%: sono condizioni di esercizio del prodotto, non prescrizioni della UNI EN 1264-2, e si leggono sulla sua scheda.
Se stai ancora decidendo l’impianto, tieni presente che il sistema radiante cambia la scelta del pavimento molto più di quanto il pavimento cambi il sistema.
Il grande formato aggiunge un vincolo suo. Sopra i 60 cm di lato la UNI 11493-1 impone la doppia spalmatura, e dalla revisione del 2025 la quantifica: almeno il 90% di superficie di contatto in interni, non ottenibile con una spalmatura singola. Su massetto radiante il ricoprimento sopra le serpentine dipende dal tipo di massetto e dal sistema certificato: si legge sul progetto e sulla scheda del pacchetto, non è un minimo valido ovunque. Per questo la posa di parquet e grandi formati non è la stessa lavorazione di una piastrella 30×30.
A parità di metri quadri il gres costa meno, ma la riga che decide non è il materiale
Vince il gres, e il divario non sta dove lo cerchi. Sulla manodopera la differenza è quasi nulla: il Prezzario Regione Toscana 2026 sezione Firenze quota la posa del gres a 14,56 €/mq e quella del parquet prefinito a incastro a 16,85 €/mq, cioè 2,29 €/mq di scarto. Il divario vero nasce da tre righe che nei preventivi corti non compaiono: fornitura, smaltimento del vecchio pavimento e preparazione del fondo.
| VOCE | VALORE 2026 | COSA COMPRENDE, COSA NO |
|---|---|---|
| Rimozione di pavimentazione e massetto (02.A03.009.001-008) | 4,58 € – 17,30 €/mq | Calo e movimentazione fino al mezzo. Conferimento escluso |
| Rimozione di pavimento in parquet fino alla struttura (02.A03.041.005-017) | 13,68 € – 64,98 €/mq | Montacarichi incluso. Conferimento escluso |
| Conferimento di mattonelle e ceramiche (EER 17 01 03) | 25,60 €/t | Solo onere di accesso all’impianto autorizzato |
| Conferimento di legno (EER 17 02 01) | 193,33 €/t | Sette volte e mezzo la ceramica, a parità di tonnellata |
| Rasatura del sottofondo per la posa | 13,48 €/mq | Pulizia del supporto e primer ancorante. Livellina di forte spessore esclusa |
| Posa del gres su colla, lineare o diagonale (01.E02.003.001) | 14,56 €/mq | Colla, tagli e sfridi, stuccatura, pulizia finale. Fornitura esclusa |
| Posa del gres con adesivo migliorato a rapida essiccazione(01.E02.003.025-027) | 19,52 € – 30,59 €/mq | Adesivo di classe superiore. Fornitura esclusa |
| Posa del parquet prefinito a incastro su colla (01.E02.014.001) | 16,85 €/mq | Solo colla. Fornitura e battiscopa esclusi |
| Posa del parquet in legno su colla, con levigatura (01.E02.013.001) | 41,73 €/mq | Colla e levigatura. Fornitura del legno e verniciatura finale escluse |
| Posa del battiscopa con colla(01.E02.015.001-004) | 9,26 € – 17,85 €/m | Al metro lineare, non al metro quadro. Fornitura esclusa |
| Gres, sola fornitura, formati standard | 10 € – 40 €/mq | Rilevazione di mercato. Il grande formato sale a 70 € – 120 €/mq |
| Parquet prefinito, materiale e posa | 40 € – 90 €/mq | Rilevazione di mercato, fasce merceologiche molto diverse fra loro |
| Parquet prefinito di prima scelta certificato, sola fornitura | 170,62 €/mq | Prezzario ufficiale, prodotto certificato. Posa esclusa |
| Pavimento in gres rifatto, voci sopra composte | 55 € – 160 €/mq | Rimozione, conferimento, rasatura, fornitura, posa, battiscopa e ripristino delle soglie |
| Pavimento in parquet prefinito rifatto, voci sopra composte | 75 € – 260 €/mq | Stesse lavorazioni. La forbice è larga perché la parola «parquet» copre prodotti che costano quattro volte l’uno l’altro |
Tutti i valori sono IVA esclusa. Le voci di prezzario comprendono già spese generali al 16% e utile d’impresa al 10%, ma non comprendono allestimento e protezioni, tiro al piano, spostamento dei mobili, adattamento delle porte e il tributo speciale regionale sui conferimenti, che esiste ed è escluso anche dagli oneri di accesso. Solo un sopralluogo fornisce una stima reale.
Esempio pratico: su 80 mq la sola differenza di conferimento fra un vecchio pavimento in ceramica e uno in parquet vale già qualche centinaio di euro, prima ancora di aver scelto il materiale nuovo. Se il problema è proprio evitare la demolizione, esiste una strada diversa: la terza via è una superficie continua senza fughe, con vincoli di supporto tutti suoi.
C’è poi un costo che non è in euro ma in settimane. Il massetto cementizio matura 7-10 giorni per ogni centimetro di spessore, e l’umidità residua ammessa prima della posa è 4,0 CM% per la ceramica e 2,0 CM% per il legno: il parquet chiede il doppio della severità, e su anidrite si scende a 0,5 e 0,2.
Il valore si misura con l’igrometro al carburo di calcio secondo la UNI 10329, prelevando a metà spessore nelle zone più umide. L’elettrico legge solo la superficie: è utile come controllo orientativo, ma la verifica richiesta dal capitolato e dal produttore segue il metodo previsto, non quello più veloce. Scegliere il legno può significare due settimane in più di calendario.
📐 Hai già un preventivo per il pavimento? Portalo. Mezz’ora a leggerlo insieme, riga per riga, chiarisce più di tre telefonate — e la prima riga da cercare non è il prezzo del materiale, è la preparazione del fondo.
Dopo dieci anni di graffi il verdetto si ribalta, ma per un numero finito di volte
Qui vince il parquet, e per una ragione sola: si rigenera senza demolire niente. Una lamatura non produce macerie da conferire, non tocca il massetto, non costringe a rifare soglie e battiscopa — cioè elimina in un colpo le voci che nella tabella qui sopra fanno il prezzo. Il gres non si leviga: si sostituisce.
Ma la vittoria del legno è misurabile, e finisce. Un prefinito è un multistrato: sotto un supporto, sopra uno strato nobile in legno massiccio che secondo la UNI EN 13489 deve avere almeno 2,5 mm per la marcatura CE, e che in commercio sta fra 2,5 e 6 mm su un listone da 9 a 16 mm. Ogni ciclo di lamatura ne asporta circa un millimetro. Il conto è aritmetica, non opinione.
- Strato nobile da 2,5 mm: è il minimo per la marcatura CE, non un obiettivo. Il margine per rilamare è quasi nullo.
- Strato nobile da 3-4 mm: la fascia più diffusa. È quella che lascia un margine reale, di norma distribuito su dieci-quindici anni.
- Strato nobile da 6 mm: il margine più ampio in commercio, tale da coprire l’intera vita di una ristrutturazione.
- Massello: il margine maggiore, ma è il prodotto che il bilancio termico esclude dal radiante. Sui due criteri il legno non può vincere entrambi.
- La domanda da fare, e a chi: quante rilamature ammette quelprodotto. Lo spessore da solo non basta — contano la geometria, la profondità utile sopra gli incastri e quanto si asporta per ciclo. Si chiede al produttore prima dell’ordine, non dieci anni dopo.
Sull’asportazione per ciclo le fonti di settore divergono — c’è chi dichiara 1 mm e chi 2, e il numero di cicli passa da tre a uno — mentre nessuna norma fissa quel numero. Il dato affidabile sta sulla scheda tecnica del prodotto, e va chiesto prima dell’ordine, non dieci anni dopo. Va detta anche una seconda cosa, che le comparative online tacciono: la lamatura si esegue a vano intero, non a chiazza. Si può isolare una stanza, non un metro quadro.
Sul costo c’è un riscontro che vale più di un listino: il Prezzario Regione Toscana 2026 non contiene una voce autonoma di lamatura di un pavimento esistente. La levigatura compare solo dentro la voce di posa 01.E02.013.001, insieme alla colla. Per quel lavoro non esiste quindi un prezzo ufficiale a cui ancorarsi: ragione in più per farselo scrivere con il numero di mani di finitura, non a corpo.
Dall’altra parte, il gres si ripara a una condizione sola, e non è tecnica: che tu abbia conservato la scorta. Fra un lotto di produzione e l’altro cambiano il tono e il calibro, e le tolleranze della UNI EN ISO 10545-2 ammettono scarti dimensionali sul lato anche su un rettificato di prima scelta.
Una piastrella comprata due anni dopo non è la stessa piastrella: è una toppa che si vede da tre metri. Quattro metri quadri messi da parte in cantina valgono più di qualunque garanzia scritta — perché al momento del guasto la produzione di quel modello, quasi sempre, è finita.
Come lo affrontiamo: intervento tipo
La prima uscita serve a misurare il fondo, non a scegliere il colore. Si rileva la quota alle porte, si verifica la planarità con il regolo da 2 m e si stabilisce se il vecchio pavimento va tolto o può restare come sottofondo. Poi si decide il materiale.
Situazione di partenza: appartamento anni ’60 al secondo piano in zona Coverciano, 78 mq, un professionista che lavora da casa e un cane di taglia media.
Come interveniamo:
- Rimozione del pavimento in zona giorno e camere, con conferimento in impianto autorizzato.
- Rasatura autolivellante del sottofondo e verifica della planarità in cinque posizioni ogni 36 mq.
- Misura dell’umidità residua al carburo prima di ordinare l’adesivo, non dopo.
- Posa di gres effetto legno 20×120 a correre, con doppia spalmatura perché il lato supera i 60 cm.
- Battiscopa in gres, ripristino delle soglie e adattamento delle quote alle porte.
Risultato: 12 giorni lavorativi. Costo indicativo: 9.800 € IVA esclusa, circa 126 €/mq, dentro la banda 55 € – 160 €/mq indicata sopra. In fondo alla lista dei materiali c’è la voce che costa meno e vale di più: 4 mq di piastrelle dello stesso lotto, lasciate in cantina.
Esempio ricostruito su lavorazioni ricorrenti nei nostri cantieri. I valori sono stime indicative, non un preventivo: solo un sopralluogo fornisce un numero reale.
EDIL TB è certificata ISO 9001 e ISO 45001, e non sono due loghi in fondo al preventivo: significano procedura scritta e registrazione dei controlli, ed è il modo in cui lavoriamo. Su un pavimento significa tre cose concrete. L’umidità residua del massetto si misura al carburo e il valore finisce a verbale prima che arrivi la colla. Il lotto di produzione del materiale è a rendiconto, così la scorta lasciata in cantina è davvero dello stesso lotto. E la planarità del fondo si collauda con il regolo, non a occhio.
Vince il pavimento che sai riparare
Il gres vince quasi tutte le righe della scorecard: l’acqua, i graffi, la cucina, il bagno cieco, la resa sul radiante, il costo installato. Ne perde una sola, ed è quella che si presenta al decimo anno, quando un mobile trascinato lascia un segno che non va via.
Ma anche la vittoria del parquet è finita e si conta: due lamature su uno strato nobile da 3-4 mm, poi si sostituisce anche lui. La differenza fra i due non è quale duri di più. È che uno ti dà un numero da leggere sulla scheda tecnica, e l’altro ti chiede di ricordarti, il giorno dell’ordine, di mettere quattro metri quadri in cantina.
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F.A.Q.
Alla vista raramente, al tatto sempre. Le superfici strutturate riproducono la venatura anche in rilievo, ma la temperatura resta quella della ceramica: con una conducibilità di 1,3 W/mK contro 0,16 il gres cede calore al piede molto più in fretta e a novembre lo senti freddo. Il secondo indizio sono le fughe, che la UNI 11493-1 non consente di eliminare: il legno vero non ne ha.
Spesso sì, e fa risparmiare rimozione e conferimento. Le due verifiche da fare prima sono l’aderenza del pavimento esistente, che deve essere solido e non suonare a vuoto, e le quote: un gres da 10 mm più colla alza il piano finito di circa un centimetro e mezzo, un prefinito da 14 mm di quasi due. Porte, soglie e battute vanno adattate, ed è una voce che il preventivo deve avere scritta.
Dipende dal valore misurato, non dal calendario. La regola dei 7-10 giorni per ogni centimetro di spessore serve solo a programmare il cantiere: su un massetto da 5 cm sono cinque-sette settimane. Ma la posa si autorizza solo con la misura al carburo di calcio secondo la UNI 10329, prelevando a metà spessore nelle zone più umide. Le soglie sono 4,0 CM% per la ceramica e 2,0 CM% per il legno.
Sì, ed è la soluzione più razionale in molte case. I due punti da progettare prima sono la quota di raccordo, perché gres e parquet hanno spessori diversi e il piano finito deve coincidere sulla soglia, e il giunto di separazione, che va lasciato funzionale e chiuso con un profilo, mai riempito rigidamente. Sul riscaldamento a pavimento va poi verificata la resa dei due materiali stanza per stanza.
Sì, ma con regole diverse da quelle dell’interno. Serve una classe di scivolosità adeguata all’uso esterno, le fughe si allargano a 6-8 mm per assorbire la dilatazione, i giunti di frazionamento si stringono a campiture di 3×3 metri circa e la posa a strato compatto sale a un contatto minimo del 95%. Sotto, l’impermeabilizzazione decide tutto: senza quella, il pavimento è solo la parte visibile del problema.